domenica 21 settembre 2008

Il Maresciallo che difendeva gli indigeni



"L' America Può presentare al mondo due grandi opere; a nord il canale di Panama, a sud le conquiste geografiche di Candido Rondon" Theodore Roosevelt

Cândido Mariano de Silva Rondon, conosciuto anche come “Maresciallo Rondon” nacque a Mimoso (allora un minuscolo villaggio sperduto nel Mato Grosso) nel 1865, da padre di origine portoghese e madre appartenente al gruppo etnico dei Bororo.
Orfano in gioventù fu cresciuto dallo zio ma, quando morì anche questi, si trasferì a Rio de Janeiro per poter frequentare l’ accademia militare che, oltre ad essere gratuita, lo stipendiava come sergente.
Ancora studente partecipò al movimento repubblicano e abolizionista, che nel 1889 costrinse l’ imperatore Pedro II ad abdicare.
Nel 1890 fu nominato capo del distretto telegrafico del Mato Grosso gli fu incaricato di progettare con un apposita commissione la linea telegrafica che doveva collegare il Mato Grosso a Goia, una zona altrimenti sperduta e priva di comunicazioni difficilmente governabile.
Cinque anni più tardi oltre ad aver eseguito il compito, aveva contribuito a mappare la zona ed a stabilire relazioni amichevoli con i nativi, appartenenti a diversi gruppi etnolinguistici.
Nei primi anni del ‘900 Rondon si dedico a varie opere tra cui alla costruzione di una strada che collegasse l’ allora capitale Rio e Cuiabá (precedentemente queste due città erano comunicanti solo grazie a collegamenti fluviali); collegò quest’ ultima telegraficamente con Corumbá (sfiorando la frontiera paraguaiana e boliviana); trovò le rovine di un antica fortezza portoghese e cominciò a collaborare attivamente con la tribù dei bororo che lo aiutò in più occasioni fornendogli mano d’ opera. Durante questo periodo trovò anche il tempo di sposare Chiquinha Xavier che gli darà ben sette figli.
Nel 1907, vista la sua competenza e l’ esperienza maturata, fu messo a capo di una commissione incaricata di costruire una linea telegrafica da Cuiabá a Santo Antonio do Madeira, la prima che avesse mai raggiunto la regione amazzonica. Nello svolgere questa missione scoprì il fiume Juruena e fu il primo occidentale ad entrare positivamente in contatto con la tribù dei Nambikwara, famosa per aver ucciso i pochi stranieri che avevano tentato di mettersi in contatto con loro (anche il famoso antropologo francese Claude Lévi-Strauss li studierà anni dopo)
Due anni dopo intraprese una lunga spedizione volta all’ esplorazione del nord del Mato Grosso e, data la difficoltà dell’ impresa e l’ assenza di comunicazioni, l’ esploratore fu dato per morto. Per sopravvivere dovette improvvisare mezzi di fortuna e usare l’ ingegno e, al suo inaspettato ritorno a Rio, fu acclamato come un eroe e venne nominato poco dopo direttore della neonata agenzia governativa brasiliana per la protezione degli indios.
Il suo rispetto per la cultura indigena fu dimostrato a più riprese. Eclatante fu il caso che lo vide, nel 1913, attaccato da un gruppuscolo di Indios che lo colpirono persino con una freccia avvelenata. In quell’ occasione avrebbe potuto comandare ai suoi uomini (numerosi in numero e meglio armati) di far piazza pulita dei nativi ostili, ma si limitò ad ordinare la ritirata per evitare inutili decessi e potersi riavvicinare ai nativi in seguito.
Nel 1914 partì all’ esplorazione del Fiume del Dubbio (da lui scoperto e battezzato anni prima) con l’ ex Presidente americano Theodore Roosevelt, la spedizione causò perdite e fu molto difficoltosa e ,una volta concluse, il Fiume del Dubbio, venne ribattezzato Roosevelt.
Dopo questa spedizione si Rondon si dedicò fino al 1919 alla mappatura dello stato del Mato Grosso e a partire dagli anni venti venne assumendo cariche e titoli sempre più rilevanti (tra cui capo del genio dell’ esercito) e si occupò dell’ esplorazione delle zone si confine del Brasile.
A partire dagli anni 30, oltre a continuare a dedicarsi alle esplorazioni, fu anche impiegato in missioni diplomatiche da parte del governo brasiliano, vista la grande fama e esperienza che aveva accumulato.
In particolare si ricorda il successo che raggiunse come intermediario nella disputa di confine tra Colombia e Perù per la città fluviale di Leticia.
Negli anni 50, nonostante l’ età avanzata, istituì il primo parco nazionale indigeno, ispirò il museo nazionale dell’ indio, raggiunse il grado più alto dell’ esercito brasiliano (quello di Maresciallo) e fu proposto come candidato al premio Nobel per la pace.
Morì a 92 anni nel 1958 a Rio de Janeiro.

Positivista, esploratore, militare, tecnico, geografo, antropologo, Rondon è uno degli eroi nazionali del Brasile. Nella sua vita eresse oltre 4000 miglia di linee telegrafiche, e mappato dettagliatamente oltre 15 fiumi.
A lui sono dedicati un giorno, una fondazione, università, municipi, città, musei, parchi, biblioteche, strade, aeroporti ed uno stato della federazione Brasiliana: Rondonia.

sabato 19 luglio 2008

Gli esploratori di Felipe Fernandez Armesto

Dopo un paio d' anni è stato finalmente tradotto e dato alle stampe anche in Italia "Esploratori. Dai popoli cacciatori alla civiltà globale" (originale Pathfinders: a Global History of Exploration) di Felipe Fernández-Armesto.
Il penultimo libro del' autore (cattedratico delle Tufts University di Boston) di "Millennium" è una sorta di grande panoramica del genere umano, dal punto di vista delle esplorazioni geografiche. Il libro è ben scritto ed esauriente. Fernandez Armesto non si limita infatti a narrare l' epoca delle grandi imprese e dell' espansione europea, ma comincia il suo percorso dalle involontarie esplorazioni dell' alba del genere umano che ci portarono a popolare i continenti.
Mentre molti libri del genere si sono concentrati solo in rapidi ripassi delle scoperte europee degli ultimi 5-600 anni al massimo (cosa che comunque Fernandez Armesto illustra benissimo e chiaramente) in questo libro si può trovare una storia d' insieme genuinamente mondiale e omnicompresiva.

mercoledì 2 gennaio 2008

Uno sconosciuto eroe dei due mondi


Le Imprese di un romagnolo sconosciuto perfino nelle terre natie, ma eroe nazionale oltreoceano

Figlio della rivoluzione che sconvolse l’ Europa, Codazzi nacque a Lugo di Romagna nel 1793.
Imbevuto dell’ idealismo tipico di quell’ epoca, il giovane si arruola in quelle stesse armate napoleoniche che il padre tanto detestava. Ciò gli permise di accedere alla scuola teorico pratica di artiglieria a Pavia, in cui apprenderà quello che sarà il suo bagaglio scientifico fondamentale
nella sua futura carriera professionale oltreoceano. Durante la prima decade dell'Ottocento poi si ricopre anche di onore nei campi di battaglia europei. Dopo aver partecipato con successo ad alcuni dei più grandi teatri di guerra, Codazzi si ritrovò insieme a tanti altri allo sbando, dopo aver conosciuto l’ amaro sapore della sconfitta ed il tramonto del sogno napoleonico. Essendo ormai un soldato di professione riesce comunque a trovare impiego come tecnico presso un battaglione di volontari di Genova, che operavano sotto bandiera inglese. In una sola estate ottenne il grado di sottotenente e, dopo essersi congedato, un'ottima liquidazione che investì subito nell’ acquisto di merci da esportare nell’ Impero Ottomano.
La sua attività commerciale purtroppo fallisce prima ancora di iniziare. Durante il viaggio, infatti, il romagnolo
naufraga all’altezza di Itaca. Sull’ isola Codazzi dovette inventarsi varie professioni per poter sopravvivere e riorganizzare nel frattempo la ripresa del suo viaggio verso Costantinopoli.
Giunto infine nella capitale
dell’ormai fatiscente Impero Ottomano, Agostino conobbe in una bisca un altro romagnolo con passato napoleonico, Costante Ferrari, con il quale tentò senza esito un ingaggio come ufficiale o addestratore militare per negli eserciti persiani.
In seguito a vari rif
iuti i due romagnoli decisero di lasciare l'Europa e di passare l'Oceano. Per farlo intrapresero uno sterminato viaggio che si snodò in buona parte dell’Est e Nord Europa per poi giungere sino in Olanda, dai cui salperono per gli Stati Uniti. Approdati a Baltimora si spostarono nei Caraibi dove, insieme all’ ammiraglio francese Aury combatterono per 5 anni come corsari dalla parte degli insorti latinoamericani. Come militari di professione con esperienza di guerra giunsero infatti più che mai graditi in una terra dove si combatteva per l'indipendenza dalla Spagna.
Codazzi e Ferrari partecipano così attivamente all’ indipe
ndenza delle colonie ispanoamericane e riuscirono persino a racimolare una discreta fortuna nel frattempo. Ciò permise loro di acquistare, una volta rientrati, una tenuta in Italia, presso Massalombarda (RA). Ma una sciagurata gestione delle entrate finanziarie unita a degli attriti che si erano venuti a sviluppare tra i due, li rigettò ben presto in una precaria situazione economica.
Mentre Ferrari decise di andare a combattere per l’ indipendenza della Grecia, Codazzi
si reimbarcò per il sud America. Era infatti ormai certo che i suoi desideri si potevano realizzare solo in quelle terre lontane.
Rientrato nell’ esercito colombiano fu l'incaricato di procedere alle
misure topografiche della zona di Maracaibo. Gli splendidi risultati ottenuti in questo lavoro furono il trampolino di lancio per la sua carriera sudamericana. In seguito alla frammentazione della Gran Colombia nel 1830, il presidente dello neonato stato venezuelano, José Antonio Pàez, lo nominò capo di Stato Maggiore e gli affidò la redazione di un atlante delle undici province della nazione appena costituita.
Mentre si dedicava alle rilevazioni Codazzi era
impegnato come capo di
Stato Maggiore a combattere più volte contro i locali signori della guerra, i cosiddetti caudillos.
Nel 1839 Agostino Codazzi riesce finalmente a dare alle stampe il suo "Prospecto de un plano general de Venezuela...". Il lavoro, da cui verrà tratto l'Atlas fìsico y politico de Venezuela, ed il Resùmen de la Geografica de Venezuela, è un'opera geografica completa nella sua guida al territorio, con richiami prospettici e tavole riassuntive volti a chiarire le varie sfaccettature della ricerca territoriale.

Grazie al grandissimo successo ottenuto presso l'Accademia della Scienza di Parigi, il romagnolo viene Invitato dalla Société de Géographie e, in terra francese, riceve apprezzamenti (lusinghieri quelli espressi da Alexander von Humboldt ), onori ed onorificenze per un'opera che finalmente fissa sulla carta i confini precisi ed una completa descrizione del nuovo stato americano.

Sempre a Parigi Codazzi, sollecitato dal proprio governo, concepisce un progetto di colonizzazione del Venezuela con famiglie di provenienza europea, specialmente tedesca, che lo impegna una volta rientrato in patria. Grazie, alla sua profondissima conoscenza del territorio, Agostino si mette all'opera presentando il suo particolare piano di incremento demografico. Dopo una lunga ricerca di luoghi adatti ad ospitare insediamenti provenienti da quel continente in cui era nato e in cui non sarebbe mai più tornato, Codazzi individua in una vallata vicino Aragua il territorio adatto all'insediamento degli emigranti e avvia il progetto di colonizzazione.

Sperduta tra le foreste della Cordillera de la Costa, all´incirca 60 km a ovest di Caracas, c´è la curiosa cittadina di montagna di Colonia Tovar, costruita in stile tirolese, ove ancora adesso in questi paesi abitano i discendenti di quei coloni chiamati da Codazzi.

Per tale opera meritevole e senza precedenti,
l'italiano viene nominato governatore della provincia di Barinas, incarico che dovrà repentinamente abbandonare per via di uno dei tanti colpi di stato che diverranno tipici nella storia del Sudamerica.
Rifugiatosi a Santa Fé di Bogotà, Codazzi è costretto a ripiegare nuovamente su un incarico militare e soltanto in un secondo momento, nel 1850-52
potrà riuscire a riprendere le sue ricerche geografiche e le sue esplorazioni, istituzionalizzate dalla formazione della “comision corografica” da lui guidata.
Da Londra intanto arriva una richiesta di ispezione geografica per la realizzazione di un canale transoceanico di cui già si favoleggiava da anni. Agostino accetta ovviamente il compito e descrive dettagliatamente la sua idea di un passaggio attraverso la rete idrografica di quel territorio. Nel 1854 Codazzi aveva già individuato il miglior tracciato sul quale avrebbe dovuto snodarsi il
futuro canale: questo sarà poi costruito decenni dopo seguendo tutte le indicazioni prospettate da Codazzi nei suoi numerosi studi, escludendolo però da qualsiasi menzione ufficiale.
Nel 1855 un nuovo colpo di stato irrompe nella vita del romagnolo, che
ritornerà nuovamente all'incarico militare in cui si distingue venendo promosso generale. Il suo lavoro geografico riprende ancora una volta dopo la guerra e si incentra sulle province andine della Colombia.
La vita di Codazzi prosegue per altri anni nella incessante esplorazione dei territori amazzonici ed andini della Colombia e dell'Ecuador e nel 1857 il lavoro raggiunge il suo culmine con la pubblicazione di un'opera geografica generale di 600 pagine. E' il compendio di una lunga serie di scoperte. Ed è il prologo della fine. Instancabile, parte alla volta di un'ennesima esplorazione, all'interno della Cordigliera andina.

Sarà l'ultima grande avventura; le foreste insalubri infestate dalla malaria faranno si che Agostino venga colpito da una micidiale febbre che lo ucciderà il 7 febbraio 1859 presso Espiritu Santu, ora "Villaggio Codazzi".

venerdì 7 dicembre 2007

Lo scopritore del passaggio a nord-est, e non solo


"Se la navigazione era possibile, non solo una grande strada commerciale s’apriva all’attività degli uomini, permettendo un passaggio dall’Atlantico al Pacifico relativamente così breve che avrebbe sostituito la circumnavigazione di mezzo globo, ma anche si mettevano in congiunzione le foci dei grandi fiumi siberiani con l’Europa e l’America, dando valore ai prodotti vegetali e minerali di un territorio immenso, tenuto, dalle condizioni climatiche, quasi del tutto fuori del mondo abitato"


Giacomo Bove Nacque a Maranzana (AT) il 23 aprile 1852. Visse la sua fanciullezza tra vigne, boschi e campi nella zona compresa tra Maranzana ed Acqui Terme, dove compì gli studi inferiori. Bove sognava il mare e la sua più grande aspirazione era quella di poter frequentare l’Accademia navale. Ad essa, però, erano allora ammessi solamente i nobili e/o i ricchissimi. Il padre di Bove non era ricco, ma venne ad un accordo con i dirigenti: la sua famiglia avrebbe pagato la retta provvedendo il vino alle mense sino al termine degli studi. Uscito brillantemente dall'accademia nel 1872 entrò a far parte della Regia Marina come ufficiale.
Promosso guardiamarina, Giacomo, fu inviato nella corvetta "Governolo" attraverso un viaggio-spedizione che, tra il 1873 ed il 1874, si snoderà tra Maldive, Filippine, Cina, Giappone, con particolare attenzione al Borneo, allora diviso tra inglesi ed olandesi.
Agli inizi del 1877 si seppe che il geografo svedese Adolf Erik Nordenskiold si accingeva a tentare l’ apertura della via marittima del passaggio del nord-est. Era questo uno degli ultimi grandi problemi geografici lasciati in eredità alla sua generazione. Si trattava infatti di sapere se da un punto del nord dell’Europa occidentale, particolarmente delle coste della Penisola Scandinava, si potesse via mare, costeggiando la Russia e la Siberia, giungere allo stretto di Bering, dove l’Asia sfiora l’America
.Bove ottenne di poter partecipare alla spedizione, come rappresentante dell’Italia.
ll 4 luglio 1878 la "Vega", baleniera a vapore, salpa da Gothemburg, nella Svezia, con gli auguri di tutta Europa. Dopo aver navigato per mesi e mesi tra ghiacci e tempeste, consapevoli che prima di loro molte navi naufragarono e valenti esploratori persero la vita in questa ricerca, gli esploratori “vararono” il passaggio di NORD-EST. La spedizione fu un successo immenso e per Giacomo la fama arrivò di colpo, con medaglie d'oro ed onorificenze in tutta Europa.

Bove, è ormai preso da una vera e propria
ossessione per i viaggi d’ esplorazione. Dopo essersi visto negare dal Governo Italiano i finanziamenti per una esplorazione in Antartide, guida una spedizione verso la Patagania meridionale e la Terra del Fuoco grazie ad una sovvenzione del governo argentino.
La spedizione parte da Buenos Ayres il 17 dicembre 1881 ed effettua fruttuose esplorazioni delle coste della Patagonia e della quasi sconosciuta Isola degli Stati.
Approdata a Punta Arenas nell’aprile, la spedizione si trasferì sulla piccola goletta "San Yosè", ma naufragò durante una tempesta presso la co
sta della Terra del Fuoco (maggio 1882). Dopo essersi sposata una vedova di un ufficiale ungherese, tra il 1883 ed il 1884 Bove effettua un viaggio nel territorio argentino di Misiones, ricercando le condizioni favorevoli all’insediamento di una numerosa colonia di emigrazione italiana, quindi torna nuovamente nella Terra del Fuoco e in Patagonia, ove raccoglie collezioni d’interesse scientifico, ed effettua uno studio sui nativi del luogo.
Nel 1886
ricevette l’incarico dal governo italiano di esplorare il bacino del Congo fino alle cascate di Stanley, per riferire intorno alle condizioni di quell’immenso bacino che s’apriva alla penetrazione europea.

Questo viaggio però ne minerà profondamente il fisico, da
questa impresa, infatti, Bove ritornò sfinito e malato. Non potendo rassegnarsi ad una nuova vita sedentaria, che per lui doveva rappresentare indubbiamente un’umiliazione e, iniziando a soffrire di disturbi mentali, Il 9 agosto 1887 Bove si suicida trenatacinquenne a Verona.
Ad Aqui Terme, dove è sepolto, gli sono stati dedicati una strada e un monumento, collocato nel parco pubblico della Città nel 1908, ad opera dello scultore Eugenio Baroni.

domenica 28 ottobre 2007

Cercando la Terra Australis nel Pacifico


Il portoghese che battezzò un gruppo di piccole isole da cui, secoli dopo, prenderà il nome il continente australiano

Pedro Fernandes de Queirós (spesso spagnolizzato in Pedro Fernández de Quirós), nacque in Portogallo, ad Évora, nel 1565. Entrò giovanissimo nella marina Spagnola e, dopo anni di pratica nella rotta che collegava il vicereame di Nuova Spagna (odierno Messico) con le Filippine, divenne un esperto marinaio e navigatore. Nel 1595 fece servizio come pilota nella seconda spedizione di Álvaro de Mendaña de Neira tra il Perù e le isole Marquesas . Dopo la morte di De Mendaña nello stesso anno, toccò a de Queirós l’ arduo compito di riuscire a riportare i sopravissuti del viaggio a Manila.
Essendo un devoto cattolico riuscì ad ottenere, durante una visita a Roma nel 1600, il sostegno di Papa Clemente VIII per ulteriori esplorazioni, cosa che gli era stata negata dalla corona spagnola.
Si recò quindi in Perù nel 1603, con l’intenzione di scoprire la mitica Terra Australis, per poterla donare al governo della Spagna, che ha sua volta avrebbe potuto evangelizzare. La spedizione di Quirós era composta da 300 persone a bordo di tre navi: San Paulo, San Pedro e Los Tres Reyes Magos.

Dopo aver toccato varie isole, isolotti ed atolli, nel Maggio del 1606 la spedizione raggiunse un gruppo di isole che battezzò Austrialia del Espiritu Santo (che diverranno poi una possessione anglo-francese col nome di Nuove Ebridi e che sono ora uno stato indipendente chiamato Vanuatu), in cui, in preda al fervore religioso, fondò un fallimentare insediamento che chiamò Nueva Jerusalén e creò un nuovo ordine cavalleresco: I cavalieri dello Spirito Santo.
Dopo alcune settimane Quirós fu costretto per scarsezza di viveri, ostilità dei nativi e malumori nell’ equipaggio, a riprendere il mare. Le cattive condizioni climatiche lo separarono dalle altre navi e, dopo settimane di navigazione, riuscì a sbarcare ad Acapulco nel Novembre del 1606.
Quirós ritornò poi in a Spagna nel 1607, stabilendosi a Madrid. Qui trascorse i successivi sette anni in povertà, scrivendo numerosi resoconti dei suoi viaggi ed implorando continuamente Re Filippo III affinché gli finanziasse un nuovo viaggio. Le continue insistenze ed alcune lettere di supporto lo ricondussero nel continente americano, senza che tuttavia gli fosse finanziata un'altra spedizione e, nel 1615 morì a Panama.

mercoledì 12 settembre 2007

Dall' India all' Africa, sempre servendo l' Impero

Partecipò a poche spedizioni africane, ma una fu fondamentale

James Augustus Grant nacque a Nairn (in Scozia) 11 aprile 1827 da un sacerdote protestante.
Dopo esser stato educato al Marischal College di Aberdeen, nel 1846 decise di entrare a far parte dell'esercito inglese di stanza in India.
Con questo partecipò attivamente alla guerra dei Sikh tra il 1848-49 ed alla ribellione indiana del 1857, nella quale fu ferito durante l'operazione di liberazione della città di Lucknow.
Tornato in Inghilterra nel 1858, si unì un paio d’ anni dopo a John Hanning Speke nella spedizione che risolse il mistero della sorgente del
Nilo. La spedizione lasciò Zanzibar nell'ottobre del 1860 per poi raggiunger Gondokoro (attuale Sudan) nel febbraio di tre anni dopo . Nonostante Speke fosse il capo spedizione, è noto che Grant portò avanti parallelamente numerose ricerche indipendenti, soprattutto nel campo della botanica.
Nel 1864 pubblicò, come compendio alla pubblicazione di Speke sul loro viaggio, A Walk across Africa, nel quale affrontava sia temi
della vita ordinaria, delle abitudini e dei sentimenti dei nativi con cui era venuto a contatto, sia considerazioni di carattere economico sui territori attraversati.
Lo stesso anno la Royal Geographical Society gli conferì a Londra una medaglia di merito, cosa che gli aprirà la strada a molti altri riconoscimenti.
Nel 1865 Grant si sposò e tornò a vivere nella città di Nairn, da dove si sposterà temporaneamente solo per partecipare come consulente alla spedizione dell’ Abissinia.
Morì nella sua città natale l’ 11 febbraio 1892

lunedì 27 agosto 2007

L' unico uomo che riuscì a partecipare a tutte le date fondamentali delle scoperte portoghesi

L' esploratore che riuscì ad essere sempre nel luogo giusto al momento giusto

Diogo Dias
, conosciuto anche come Diogo Gomes, nacque in Portogallo probabilmente prima del 1450. I dati storici sulla sua vita sono confusi ed in parte controversi, sembra infatti incredibile che un singolo uomo sia riuscito a partecipare a tutte le date fondamentali delle esplorazioni portoghesi.
E’ certo che partecipò nell'agosto del 1487 alla celebre spedizione del fratello Bartolomeu, che doppio il Capo di Buona Speranza (allora Cabo das Tormentas). E’ inoltre probabile che fu al seguito di Antonio Da Noli quando questi scoprì una parte dell’ arcipelago di Capo Verde. Sembra anche che con Vasco Da Gama partecipò alla fondamentale scoperta della rotta dal Portogallo al subcontinente Indiano. Proprio in quest’ ultimo fu messo a capo dell'emporio-base portoghese di Calcutta e che, imprigionato per volere delle autorità locali, riuscì in con una rocambolesca fuga a riguadagnarsi la libertà.
Avendo raggiunto un notevole grado di esperienza ed abilità, in un periodo successivo fu nominato comandante di una delle navi della flotta d Pedro Alvares Cabral. Al seguito di quest’ ultimo viaggiò dapprima verso l'India per poi partecipare alla storica scoperta del Brasile, nell'aprile del 1500.
Qualche mese dopo, era l’ estate del 1500, la sua nave, nei pressi del Capo di Buona Speranza, subì una deviazione a causa del maltempo, venendosi a trovare separata dal resto della flotta.
Nei mesi successivi, mentre cercava di rientrare verso la zona dell’ attuale Mozambico, Dias avvistò l'isola di Mauritius, quella di Reunion ed il Madagascar, che già era nota ai navigatori arabi, ma sconosciuta agli europei (se si esclude Marco Polo che scrisse di essa solo però per sentito dire). Egli la battezzò Ilha de São Lourenço, poiché l'avvistamento avvenne il dieci Agosto, giorno dedicato al santo Lorenzo.
Diogo Dias
, che nella sua vita vide gran parte di un mondo allora sconosciuto, morì probabilmente dopo il 1500, poco più che cinquantenne.

mercoledì 1 agosto 2007

Il rappresentanre di una vasta tradizione di viaggiatori e narratori

«diversi luoghi che veramente, in comparazion de’ nostri, quelli per me veduti e intesi un altro mondo si potrian chiamare»

Nato probabilmente a Venezia nel 1432, Alvise da Ca’ da Mosto ( noto in Portogallo come Luís Cadamosto) aveva seguito fin dalla giovinezza la vocazione marittima, tipica nella Venezia tempo, allora l’emporio internazionale incontrastato. Egli si era imbarcato così sui vascelli che assicuravano il collegamento con Alessandria d’Egitto per poi provare anche quelli che dal centro lagunare si dirigevano fino alle Fiandre ed in Inghilterra. Mentre navigava per quella rotta, la sua nave fu costretta ad una sosta forzata in Portogallo, qui si lasciò inaspettatamente attrarre dalla prospettiva di andare a negoziare nell’area africana.
Si mise quindi al servizio di Enrico il Navigator e, sotto la
corona portoghese, Cadamosto esplorò l' atlantico e, dopo aver visitato Madeira e le Canarie, scoprì una parte delle isole dell'arcipelago di Capo Verde. Tra il 1455 e il 1456 inoltre, egli compì almeno due viaggi verso le regioni dell’Africa occidentale, esplorando il fiume Gambia ed il Senegal. Di cui redasse poi una relazione una volta tornato in patria nel 1463. Le sue pagine rappresentano la prima descrizione europea di una esperienza diretta di navigazione in quei lontani Paesi, e vennero pubblicate nel 1505.


Alvise si spense nel 1488. La sua casa a Venezia, uno dei più antichi della città, si affaccia tuttora sul Canal Grande. Con un interessante facciata in stile veneto-bizantino, essa risale al XII secolo.